Fattura nel regime forfettario: come si compila

Cosa scrivere in una fattura in regime forfettario: dicitura obbligatoria, niente IVA né ritenuta, rivalsa INPS del 4%, marca da bollo e fattura elettronica.

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Cosa cambia rispetto al regime ordinario

  • Niente IVA: il forfettario non addebita l’IVA ai clienti e non detrae quella sugli acquisti.
  • Niente ritenuta d’acconto: il cliente paga l’intero importo e le imposte le versi tu con la dichiarazione.
  • Marca da bollo da 2 € sulle fatture oltre 77,47 €, perché sono operazioni senza IVA.
  • Fattura elettronica obbligatoria dal 2024 per tutti i forfettari, verso aziende, professionisti e privati.

I dati da indicare

  • Numero progressivo e data della fattura.
  • I tuoi dati: nome e cognome o ditta, indirizzo, partita IVA e codice fiscale.
  • I dati del cliente: per un’azienda o un professionista denominazione, indirizzo, partita IVA e codice destinatario o PEC; per un privato nome, indirizzo e codice fiscale, con codice destinatario 0000000.
  • Descrizione chiara del bene o della prestazione, quantità e importo.
  • La dicitura sul regime e, se applicabile, quella sulla ritenuta.
  • Nella fattura elettronica il regime fiscale RF19 e, per le righe senza IVA, la natura N2.2.

Le diciture obbligatorie

Al posto dell’IVA va indicato il motivo per cui non si applica. Una formula comunemente usata è: “Operazione effettuata ai sensi dell’articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime forfettario”.

Se il cliente è un sostituto d’imposta, come un’azienda o un professionista, conviene aggiungere: “Compenso non soggetto a ritenuta d’acconto ai sensi dell’articolo 1, comma 67, della Legge n. 190/2014”. Evita che il cliente trattenga il 20% per errore.

Sulle fatture elettroniche il bollo è virtuale: si indica nell’apposito campo del tracciato e si versa con F24, in base al prospetto che l’Agenzia delle Entrate rende disponibile nell’area riservata.

Rivalsa INPS del 4%

I professionisti iscritti alla gestione separata INPS possono addebitare al cliente una rivalsa del 4% sul compenso. È facoltativa: va concordata con il cliente e indicata in fattura come voce separata.

La rivalsa fa parte dei compensi: si somma ai ricavi su cui applichi il coefficiente di redditività nel calcolo delle tasse forfettario. Non riguarda artigiani e commercianti, mentre chi è iscritto a una cassa professionale applica il contributo integrativo previsto dalla propria cassa.

Un esempio di fattura

Lo stesso compenso fatturato in regime ordinario avrebbe l’IVA al 22% e, verso un’azienda, la ritenuta d’acconto: il confronto è nella pagina del calcolo IVA.

Professionista in gestione separata che addebita rivalsa e bollo al cliente. Senza rivalsa il totale sarebbe 1.002,00 €.
Voce Importo
Compenso per consulenza 1.000,00 €
Rivalsa INPS 4% 40,00 €
IVA 0,00 €
Marca da bollo 2,00 €
Totale da pagare 1.042,00 €

Errori frequenti

  • Indicare l’IVA a zero senza la dicitura che ne spiega il motivo.
  • Dimenticare il bollo sulle fatture oltre 77,47 €: l’imposta è dovuta comunque, anche se non la addebiti al cliente.
  • Lasciare che il cliente applichi la ritenuta d’acconto: va segnalato in fattura che non è dovuta.
  • Considerare come ricavo l’importo fatturato invece di quello incassato: nel forfettario conta il principio di cassa, cioè la data del pagamento.
  • Superare 85.000 € di ricavi senza accorgersene: oltre questa soglia si esce dal regime l’anno successivo, oltre 100.000 € subito.

Quanto ti resta

Per stimare imposta sostitutiva, contributi e netto partendo da quanto fatturi usa il calcolo tasse forfettario. Per il bollo e le scadenze dei versamenti fai sempre riferimento alle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate o al tuo commercialista.